Eule
S a a r b r ü c k e r   B i b l i o t h e k

(http://www.jura.uni-sb.de/projekte/Bibliothek)

Erstveröffentlichung:
Quaderni di diritto privato europeo
a cura di A. Jannarelli, G. Piepoli, N. Scannicchio,
Nr. 2/1998, p. 151-188


Filippo Ranieri

"Cable Cases" e responsabilità per danni puramente economici:
Il "Case Method" come esempio di approccio didattico nell’insegnamento del diritto civile europeo.




Zum Abschnitt:    >1<   >2<   >3<   >4<   >5<   >6<

 

Introduzione

Il testo che si propone, oggetto di una lezione all’Universitá di Bari, non è stato scritto con l’intenzione di offrire una trattazione sistematica e omnicomprensiva del tema. Le pagine che seguono saranno dedicate piuttosto all’analisi di casi e problemi concreti. Il percorso argomentativo sarà perciò integrato da una scelta antologica di norme, di sentenze e di testi dottrinali provenienti da diversi ordinamenti giuridici europei. Questi materiali dovranno costituire la base per una presentazione "induttiva" delle questioni proposte. Modello di questo approccio sono i "Cases and Materials" delle Law Schools statunitensi. Questa strategia didattica si impone, visto che per una corretta presentazione ed elaborazione del tema in chiave europea sarebbe necessaria una concettualizzazione di carattere transnazionale, quale attualmente non esiste. Un’esposizione sistematico-teorica, tipica di certi testi comparatistici tradizionali, sarebbe destinata inoltre a fallire anche per le difficoltá pratiche che un normale studente riscontra nel reperimento di codici, opere e raccolte giurisprudenziali straniere. I testi di norme, sentenze e scritti dottrinali, verranno, di regola, riprodotti in originale - sia per quanto concerne la lingua, sia per quanto concerne la forma esteriore di presentazione. Si è scelta consapevolmente questa tecnica di documentazione, perchè il lettore si possa fare un’idea immediata e diretta della realtà del dato giuridico straniero, anche per quanto concerne la lingua, lo stile di redazione e la forma di pubblicazione. Si vuole in tal maniera volutamente contrastare alla forma astratta e teorica, con cui - non di rado e non solo in Italia - in trattazioni e manuali comparatistici, il diritto straniero viene presentato. L’idea della produzione di un testo siffatto è nata dalla mia esperienza didattica personale. Negli anni passati, in particolare nella presentazione della lezione "Diritto civile europeo" di fronte ad un pubblico studentesco di paesi differenti, nelle facoltá giuridiche di Francoforte sul Meno, della Univ. Cattolica di Milano, nella Faculté de Droit di Strasburgo ed in quella di Saarbrücken, ho fatto sempre ricorso a testi simili. Con una esposizione di tipo induttivo della materia, orientata perció al caso concreto, le tematiche possono essere comprese in modo efficace da studenti formatisi in diversi sistemi giuridici nazionali, che presentano tradizioni didattiche completamente differenti. L’esperienza didattica americana puó assumere qui una preziosa funzione di modello, anche per l’impostazione di lezioni di diritto "europee" nelle facoltá di giurisprudenza orientate in una perspettiva transnazionale.1

 

1. - A ben vedere la stessa formulazione del nostro problema è stata fino ad un epoca relativamente recente estranea alla letteratura giuridica italiana, la quale ha concentrato piuttosto la sua attenzione sulla formula della tutela aquiliana dei diritti di credito. Essa, viceversa, ricorre nella letteratura inglese ed in quella tedesca. Si tratta di un tema centrale del diritto della responsabilità civile: scopo del presente contributo non è soltanto di fornire una informazione sullo stato della questione alla luce del diritto tedesco, ma anche di utilizzare l'analisi comparatistica del problema come mezzo per mettere a confronto la disciplina relativa alla responsabilità civile presente nel BGB con le soluzioni presenti nel diritto civile italiano e nella esperienza giuridica di altri paesi europei di civil law.

A questo punto si pone in via preliminare una questione di metodo. In riferimento al diritto dell'Europa continentale, è necessario non solo tener conto del fatto che le normative dei codici sono naturalmente diverse da sistema a sistema. Le stesse categorie giuridiche, le definizioni utilizzate sono profondamente differenti: ad es. al riguardo, nell' esperienza tedesca si parla di "reiner Vermögensschaden", in quella francese di "dommage par ricochet", in quella italiana di tutela aquiliana del diritto di credito. Ciò significa che l'inquadramento del nostro problema varia da sistema a sistema; la medesima constatazione può farsi per ciò che attiene alla tecnica argomentativa dei giudici. In realtà, il diritto codificato si differenzia tra sistema nazionale e sistema nazionale e ciò non soltanto per quanto che concerne i dati normativi, ma soprattutto per le tecniche di ragionamento dei giuristi. In questo quadro è la tecnica di argomentazione e giustificazione, la forma mentis del giudice che condiziona naturalmente la ricerca di una soluzione nel caso concreto. Ne discende che per presentare un problema comune a diverse esperienze giuridiche continentali è necessaria una comparazione "funzionale": questa pone al centro dell’analisi casi concreti, identici o analoghi, e mira a verificare in che misura e con quale argomentazione queste fattispecie analoghe vengono di fatto nei diversi sistemi giuridici risolte. In tal modo, si evita un malinteso alla base di molti studi di diritto comparato. Si pensa talvolta di confrontare esperienze giuridiche, limitandosi a paragonare le sole norme o addirittura le diverse definizioni. Ebbene, non ha senso mettere a confronto nozioni astratte; bisogna paragonare le soluzioni concrete del diritto vivente, e quindi bisogna guardare alla realtà funzionale delle decisioni concrete.

Per questo motivo, in ordine al problema della responsabilità delittuale per danni puramente economici, la strategia migliore è di cercare un'ipotesi specifica, in cui il problema si presenta con regolarità alle prassi giudiziale. Al riguardo, ben si presta il caso in cui un cavo per l’energia elettrica venga danneggiato colposamente in maniera significativa, per esempio durante lavori edili, ed a causa dell' interruzione della fornitura dell'energia elettrica terzi, vicini o lontani, abbiano subito un' interruzione della produzione in una fabbrica o in un'officina, abbiano perciò subito delle perdite economiche o anche dei danni materiali. Si tratta di un caso classico che è dato rinvenire in tutti i sistemi giuridici continentali, come pure nel mondo anglo-americano, e che riceve soluzioni giurisprudenziali sorprendentemente contrastanti e non sempre parallele.

È indispensabile qui in primo luogo individuare gli elementi di fatto che ricorrono di regola nella fattispecie che vogliamo prendere a base della comparazione. Innanzitutto, l'evento principale è costituito dalla rottura di un cavo di fornitura di energia elettrica avvenuto in maniera colposa e non dolosa, per esempio durante lo scavo di una fossa o durante lavori stradali. Il secondo elemento di fatto è che il cavo in questione non è in proprietà del soggetto che lamenta di aver patito un danno, ma è proprietà di un terzo, per esempio di una società di fornitura di energia elettrica. In terzo luogo, il danneggiato ha subito, per via della mancata fruizione dell'energia elettrica, un' interruzione della produzione e quindi una perdita economica: per esempio, non ha consegnato con tempestività la merce che si sarebbe potuta produrre durante il periodo di interruzione della somministrazione di corrente. D'altro canto, è ben possibile che in questo caso il danneggiato abbia subito anche perdite materiali. Ad esempio, in un caso analizzato dalla giurisprudenza austriaca, durante l' interruzione della energia elettrica, in un apparecchio in cui venivano prodotte colture di batteri, era scesa la temperatura e le colture erano morte: si è qui di fronte ad un danneggiamento materiale. In un caso giurisprudenziale intervenuto in Germania, la rottura del cavo e l'interruzione dell'energia elettrica avevano provocato la diminuzione di temperatura in una batteria in cui le uova venivano covate artificialmente: i pulcini nati non erano utilizzabili in quanto risultavano malformati. Più complesso è il caso della preparazione di leghe d'acciaio. In questo caso l'interruzione dell'energia elettrica può determinare una caduta della temperatura ed impedire la colata. Ciò non altera la massa metallica, tuttavia una particolare lega di acciaio non può più essere prodotta per un certo period o in quanto è necessario un nuovo ed ulteriore riscaldamento della colata: in questa ipotesi è in effetti difficile dire se si è in presenza di un danno materiale ovvero solo di un danno puramente economico. Ipotesi giurisprudenziali di questo genere sono rinvenibili in tutti i paesi europei.

 

2. - Ebbene, nell' esperienza tedesca, si rinvengono sulla nostra fattispecie due sentenze della Corte Federale, il Bundesgerichtshof, l'una del 1958 e l'altra del 1964 entrambe pubblicate nella raccolta ufficiale della Corte. Esse mostrano esemplarmente lo stato del nostro tema nel diritto tedesco vigente.

Bundesgerichtshof (BGH) (VI ZR 199/57) del 9 dicembre 1958, in: Entscheidungen des Bundesgerichtshofes in Zivilsachen (BGHZ), vol. 29, pp. 65 ss.

Durante i lavori di scavo su un terreno, il conducente di una escavatrice del convenuto aveva danneggiato per incuranza nel settembre del 1955 un cavo sotterraneo per l’alta tensione, di proprietà della centrale elettrica di H., che riforniva l’azienda dell’attrice, una tipografia. Nell’anno successivo il fatto avvenne nuovamente con le identiche modalità; a seguito dell’interruzione nell’erogazione dell’energia lo stabilimento dell’attrice rimase fermo per più ore. Il BGH nega qui un obbligo di risarcimento del danno a carico del convenuto, perché il fatto non aveva prodotto alcuna immediata conseguenza nell’azienda, ma solo un danno patrimoniale in seguito all’interruzione della produzione. Il diritto dell´ azienda all’ "attività imprenditoriale" non era stato direttamente e intenzionalmente violato.



"Landgericht und Oberlandesgericht haben übereinstimmend die Schadensersatzpflicht des Beklagten bejaht und angenommen, daß der Beklagte durch die Beschädigung des zum Werk der Klägerin führenden Starkstromkabels und die dadurch herbeigeführte Unterbrechung der Stromzufuhr in das Recht der Klägerin am eingerichteten und ausgeübten Gewerbebetrieb widerrechtlich und schuldhaft eingegriffen habe. Das Oberlandesgericht hat die Haftung des Beklagten aus § 823 Abs. 1 BGB in Verbindung mit § 831 BGB, wobei es den Entlastungsbeweis als nicht hinreichend erboten angesehen hat, sowie aus § 823 Abs. 1 BGB allein wegen Verletzung der Verkehrssicherungspflicht hergeleitet.

Die Revision wendet sich dagegen, daß die Kabelunterbrechung als Eingriff in den eingerichteten und ausgeübten Gewerbetrieb der Klägerin gewertet worden ist. (...) Nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtshofes wird der Schutz des § 823 Abs. 1 BGB gegen jede Beeinträchtigung des Rechts am eingerichteten und ausgeübten Gewerbebetrieb, wenn sie einen unmittelbaren Eingriff in den gewerblichen Tätigkeitskreis darstellt, gewahrt und zwar auch außerhalb des Gebiets des Wettbewerbs und der gewerblichen Schutzrechte (...). In der (...) Entscheidung BGHZ 3, 270, 279 ist ausgeführt, daß das Recht am bestehenden Gewerbebetrieb (...) nicht nur in seinem eigentlichen Bestand, sondern auch in seinen einzelnen Erscheinungsformen, wozu der gesamte gewerbliche Tätigkeitsbereich zu rechnen sei, vor unmittelbaren Störungen bewahrt bleiben müsse. Durch die von der Rechtsprechung vorgenommene Einordnung des Rechts am bestehenden Gewerbebetrieb in den Kreis der "sonstigen Rechte" des § 823 Abs. 1 BGB ist dieses Recht den dort ausdrücklich aufgeführten Rechtsgütern und Rechten (...) gleichgestellt. Deshalb ist auch bei einer Verletzung des Rechts am bestehenden Gewerbebetrieb zu prüfen, ob die Tatfolgen, für die Ersatz begehrt wird, in den Schutzbereich des Gesetzes fallen. (...) Unter dem Begriff des Gewerbebetriebes (...) ist alles das zu verstehen, was in seiner Gesamtheit den Gewerbebetrieb zur Entfaltung und Betätigung in der Wirtschaft befähigt (...), auch Geschäftsverbindungen, Kundenkreis und Außenstände. (...) Nach wie vor (...) ist (...) ein u n m i t t e l b a r e r Eingriff in den Bereich des Gewerbebetriebes als Voraussetzung für eine Anwendbarkeit des § 823 Abs. 1 BGB zu fordern (...). (...) Aus der rein sprachlichen Unterscheidung zwischen "unmittelbar" und "mittelbar" können (...) die Merkmale für die erforderliche Begriffsabgrenzung nicht ge wonnen werden. Die Frage der Unmittelbarkeit eines Eingriffs in das Recht am eingerichteten und ausgeübten Gewerbebetrieb kann auch nicht nur aus der Kausalitätslehre beantwortet werden, und es kommt auch auf das Fehlen sogenannter Zwischenursachen nicht entscheidend an (...). (...) Unmittelbare Eingriffe in das Recht am bestehenden Gewerbebetrieb, gegen welche § 823 Abs. 1 BGB Schutz gewährt, sind nur diejenigen, die irgendwie gegen den Betrieb als solchen gerichtet, also b e t r i e b s b e z o g e n sind und nicht vom Gewerbebetrieb ohne weiteres ablösbare Rechte oder Rechtsgüter betreffen.

(...) Ebensowenig (...) steht aber die Unterbrechung des zum Unternehmen der Klägerin führenden Stromkabels durch den Beklagten bzw. seinen Baggerführer in Beziehung gerade zum Gewerbebetrieb der Klägerin; denn der Baggerführer des Beklagten hat ein Stromkabel beschädigt, das zwar außer den Graphischen Betrieben M. (Anm.: der Betrieb, auf dessen Grundstück das Kabel jeweils beschädigt wurde) gleichsam zufälligerweise nur noch den Betrieb der Klägerin mit Strom versorgte, genau so gut aber für die Stromlieferung an andere Abnehmer hätte bestimmt sein können. Die Lieferung elektrischen Stroms über ein Kabel und der Anspruch darauf ist zudem keine dem eingerichteten und ausgeübten Gewerbebetrieb wesenseigentümliche Eigenheit, sondern eine auf der Energielieferungspflicht der Versorgungsunternehmen beruhende Beziehung (...). Die Beschädigung eines Kabels mit der Folge der Unterbrechung der Stromzufuhr auf einem nicht zum betroffenen Unternehmen gehörenden Grundstück kann ohne besondere, hier nicht in Betracht kommende Umstände sonach nicht als betriebsbezogener Eingriff (...) angesehen werden. Wenn durch den Bagger des Beklagten das zum Werk der Klägerin führende Starkstromkabel zerrissen wurde, brachte dies zwar eine Beeinträchtigung der sachlich – technischen Grundlagen mit sich (...). Aber darin ist kein Eingriff in das Recht der Klägerin am eingerichteten und ausgeübten Gewerbebetrieb zu finden, weil dies über den dem Gewerbebetrieb von der Rechtsprechung zuerkannten Schutzbereich hinausginge; (...).

Kann demnach ein Schadensersatzanspruch der Klägerin nicht aus Verletzung des Rechts am eingerichteten und ausgeübten Gewerbebetrieb hergeleitet werden, so kommt ein solcher (...) auch nicht wegen Verletzung einer dem Beklagten obliegenden Verkehrssicherungspflicht in Betracht. Denn die schuldhafte Unterlassung der Verkehrssicherung löst nur dann einen Schadensersatzanspruch aus, wenn ein anderer dadurch in seinen nach § 823 Abs. 1 BGB geschützten Rechtsgütern oder Rechten beeinträchtigt wird. Die Klägerin hat aber (...) einen Schaden nicht an den nach § 823 Abs. 1 BGB geschützten Rechtsgütern und absoluten Rechten, sondern an ihrem Vermögen erlitten."



Bundesgerichtshof (BGH) (VI ZR 25/63) del 4 febbraio 1964, in: Entscheidungen des Bundesgerichtshofes in Zivilsachen (BGHZ), vol. 41, pp.123 ss.

Il convenuto, durante i lavori d’abbattimento di alcuni alberi, aveva danneggiato le linee aeree elettriche, interrompendo in tal modo il rifornimento d’energia all’azienda avicola dell’attore. A causa dello spegnimento delle incubatrici in seguito alla mancanza di corrente elettrica, lo sviluppo delle uova covate artificialmente si era interrotto: il numero dei pulcini nati fu inferiore alle attese e, per di più, quei pochi che nacquero risultarono malformati e quindi invendibili. L’attore chiede al convenuto l’indennizzo per i danni subiti. Il BGH in questo caso riscontra un obbligo di risarcimento del danno sotto l’aspetto della violazione del diritto di proprietà dell’attore sulle uova e sui pulcini. Il convenuto ha a rispondere anche per il danno provocato ad un terzo per una serie concatenata di cause. Il diritto all’indenizzo del danno non viene meno anche se l’antigiuridicità dell’azione non contrasta direttamente allo scopo specifico della norma giuridica violata.

"Für die Verletzung einer (...) Sache wird nach § 823 Abs. 1 BGB unabhängig davon gehaftet, ob die gesetzte Ursache den Schaden unvermittelt oder erst nach ihrer Fortpflanzung durch eine Ursachenkette hervorruft. (...) Davon sind die Fälle zu unterscheiden, in denen die Verletzung des unmittelbar Geschädigten Auswirkungen auf den Rechtskreis eines Dritten hat (so wenn dieser auf die Dienste des Verletzten verzichten muß); solche Drittschäden sind in der Regel nicht zu ersetzen. (...) Daß es für die Haftung des Schädigers bedeutungslos ist, ob die Eigentumsverletzung unvermittelt oder im Wege einer "Kettenreaktion" bewirkt worden ist, gilt – eingeschränkt durch den Gesichtspunkt der Adäquanz – auch dann, wenn es nur an einer besonderen Beschaffenheit der zunächst betroffenen Sache liegt, daß weitere Gegenstände in Mitleidenschaft gezogen werden. (...) Bedarf eine Sache zur Erhaltung ihrer Substanz der ständigen Zufuhr von (...) Strom, so bewirkt (im Rechtssinne) auch derjenige ihre Zerstörung, der sie durch Abschneiden dieser Zufuhr vernichtet. (...) Wird dieser Verderb durch eine schuldhafte Durchtrennung der Stromkabel herbeigeführt und sinkt oder entfällt dadurch der Verkaufswert der Produkte, so ist dieser Vermögensverlust lediglich ein aus der Vermögensverletzung hervorgehender Folgeschaden, der im Rahmen von § 823 I BGB zu ersetzen ist. Anders liegt es, wenn der Stromausfall nicht den Untergang von Sachen bewirkt, sondern dazu führt, daß die Fertigung bestimmter Erzeugnisse vorübergehend unterbrochen wird. Insoweit handelt es sich um einen reinen Vermögensschaden. (...) Dieser letzten Fallgruppe hat das Berufungsgericht den vorliegenden Sachverhalt mit Recht nicht zugeordnet. (...) Es geht auch nicht über den Schutzzweck von § 823 I BGB hinaus, dem Beklagten die Haftung für einen Schaden der eingetretenen Art aufzuerlegen. Das durch die Schadensersatzpflicht ausgedrückte Gebot, fremdes Eigentum nicht zu beschädigen, bezweckt bei Einrichtungen von weittragender Bedeutung nicht nur den Schutz ihrer Substanz, sondern auch ihrer Funktion. (...) Das Verbot der Beschädigung will (...) auch und gerade Schutz vor dem Eintritt der typischen Folgen bieten. (...) Schäden der eingetretenen Art bewegen sich nicht außerhalb des Rechtswidrigkeitszusammenhangs."



Nel primo caso la Corte Federale ha negato la ricorrenza di una responsabilità civile; nella seconda fattispecie - quasi identica alla prima - invece, è stato ammesso il risarcimento di danni a favore del danneggiato.

Un’altra ipotesi presentatasi alle corti tedesche, concerne l’interruzione della fornitura di energia elettrica ad una acciaieria. Nel caso della preparazione di leghe d'acciaio l'interruzione nella fornitura di energia elettrica può determinare una caduta della temperatura di alcune centinaia di gradi. Ciò non altera la massa metallica, tuttavia una particolare lega non può più essere prodotta per un certo periodo in quanto è necessario un nuovo ed ulteriore riscaldamento della colata: in questa ipotesi è difficile verificare se si è in presenza di un danno materiale ovvero di un danno puramente economico. Il caso qui di seguito riprodotto è esemplare.

Oberlandesgericht (OLG) Hamm del 27 aprile 1972 (22 U 185/71), in: Neue Juristische Wochenschrift (NJW) 1973, pp. 760 ss.

Durante i lavori per il montaggio di una gru a torre girevole nelle vicinanze di una centrale elettrica, il convenuto, un’impresa edile, aveva provocato un corto circuito che aveva blocato per due ore la fonderia dell’attrice; furono necessarie altre due ore per riportare il metallo da fondere, ormai raffreddato, alle condizioni ottimali per la ripresa della colata. La corte nega qui un obbligo di risarcimento dei danni, poiché il fatto non aveva violato il diritto alla proprietà del metallo ed il diritto all’"attività imprenditoriale dell’azienda", ma provocato solo una perdita patrimoniale; inoltre l’art. 13 comma 2° della legge edilizia del Land non costituisce una norma di protezione nel senso dell’ art. 823 comma 2° BGB e la sua violazione non giustifica perciò un risarcimento dell’attrice.

"Entgegen der Auffassung der Klägerin hat die Beklagte den Tatbestand des § 823 Abs. 1 BGB nicht erfüllt. Zwar kann nicht generell ausgeschlossen werden, daß auch eine Veränderung des Aggregatzustandes eine Verletzung des Eigentums i.S. des § 823 Abs. 1 BGB herbeiführen kann, (...) wenn durch diese Veränderung die Sache für den Eigentümer wertlos geworden ist. (...) Die Klägerin begehrt nicht Ersatz für eine vernichtete oder beschädigte Sache, sondern dafür, daß sie infolge des Stromausfalls 4 Stunden nicht hat arbeiten können. Der durch die Beklagte verursachte Stromausfall hat also nur zu einer vorübergehenden Unterbrechung der Produktion geführt (...). Der bei der Klägerin eingetretene Schaden ist mithin reiner Vermögensschaden, der nicht von § 823 Abs. 1 BGB erfaßt wird. Dagegen ist zwar das Recht am eingerichteten und ausgeübten Gewerbebetrieb ein "sonstiges Recht" i.S. des § 823 Abs. 1 BGB, jedoch kann die Klägerin hieraus deshalb keinen Anspruch herleiten, weil es insoweit an einem betriebsbezogenen Eingriff fehlt. Die fahrlässige Beschädigung der Starkstromfreileitung und die dadurch verursachte Unterbrechung der Stromzufuhr zum Betrieb der Klägerin stellt nicht einen irgendwie gegen den Betrieb als solchen gerichteten Eingriff der Beklagten dar, sondern eine mittelbare Beeinträchtigung des Betriebes durch ein außerhalb desselben eingetretenes Schadensereignis, das nicht gegen sie gerichtet war.

Damit hängt die Entscheidung des Rechtsstreits davon ab, ob § 13 Abs. 2 BauONRW ein Schutzgesetz i.S. des § 823 Abs. 2 BGB ist. Dies ist nach Ansicht des Senats nicht der Fall. (...) Der Wortlaut der Bestimmung gibt nichts dafür her, daß sie ein Schutzgesetz für jeden einzelnen i.S. des § 823 Abs. 2 BGB sein sollte mit der zivilrechtlich unüberschaubar weitreichenden Folge, daß jeder einzelne Stromabnehmer im Falle eines Stromausfalls den dadurch entstandenen Vermögenschaden von dem Verursacher der Stromunterbrechung ersetzt verlangen kann. (...) Letztlich ergeben sich gegen die Annahme, § 13 Abs. 2 BauONRW sei ein Schutzgesetz i.S. des § 823 Abs. 2 BGB, (...) Bedenken, weil die Zahl der Betroffenen sehr groß sein kann (...) und damit das Risiko der Haftung für den Verursacher des Stromausfalls unangemessen groß und unüberschaubar werden kann. (...) Dabei ist zu berücksichtigen, daß die Ausgestaltung des § 13 Abs. 2 BauONRW zu einem Schutzgesetz für den einzelnen Stromabnehmer die Verantwortlichkeit des Schädigers gegenüber dem nur mittelbar Geschädigten in einem unserem Haftungssystem befremdlich erscheinenden Maße erweitern würde. (...)".



La differenza di soluzioni nelle sentenze sopra presentate risiede nel fatto che il Codice civile tedesco al § 823 comma 1° ammette una responsabilità civile per danni extracontrattuali, soltanto per i casi in cui vi sia una violazione di un diritto assoluto. La disposizione richiama in maniera esemplificativa il diritto alla vita, il diritto alla proprietà, il diritto alla libertà, quindi anche il diritto di proprietà.

Deutsches Bürgerliches Gesetzbuch (BGB), 1900

§ 823. [Schadensersatzpflicht]

(1) Wer vorsätzlich oder fahrlässig das Leben, den Körper, die Gesundheit, die Freiheit, das Eigentum oder ein sonstiges Recht eines anderen widerrechtlich verletzt, ist dem anderen zum Ersatze des daraus entstehenden Schadens verpflichtet.



Il danneggiamento materiale di una cosa comporta quindi l'obbligazione legale di risarcire il danno. Nel caso in cui i pulcini non nascano o muoiano o nascano malformati, si è in presenza di un danneggiamento materiale che colpisce beni in proprietà, per cui scatta la responsabilità civile. Nel caso in cui invece non ricorre un danneggiamento materiale, ed è il caso della semplice sosta forzata delle rotative della tipografia nella prima sentenza citata, interviene semplicemente l'interruzione della produzione, non sorge un danno legato alla violazione del diritto di proprietà, ma semplicemente una perdita economica connessa alla responsabilità contrattuale del danneggiato che, per esempio, per via del ritardo nella consegna dei giornali ha probabilmente pagato una penale o altri danni. Si comprende, dunque, il criterio operante nel diritto tedesco: esso si fonda sulla distinzione tra la violazione del diritto di proprietà che obbliga al risarcimento del danno extracontrattuale e la violazione del cosidetto patrimonio, das Vermögen, che non costituisce ai sensi del § 823 comma 1° BGB una condizione legale per giustificare una responsabilità civile. I "sonstige Rechte", di cui parla il § 823 comma 1°, sono diritti assoluti paragonabili alla proprietà, non vi rientrano quindi - secondo un´ interpretazione dominante e da quasi un secolo indiscussa - i diritti di credito; la violazione di un credito contrattuale da parte di un terzo estraneo al contratto, non è perciò sanzionabile sulla base del § 823 comma 1°: si tratta di una semplice perdita patrimoniale, un "reiner Vermögensschaden". A ben vedere, ciò non significa che per i danni puramente economici in Germania non vi sia alcuna possibilità di tutela risarcitoria. Questa è ammessa in presenza di presupposti eccezionali che non ricorrono nei casi qui presi in considerazione. In particolare, ne l sistema del BGB le ipotesi eccezionali in cui è ammesso il risarcimento del danno puramente economico sono praticamente due. La prima riguarda il danno intenzionale provocato in maniera contraria ai buoni costumi (§ 826 BGB) che richiama l'actio doli del diritto romano comune.

§ 826 BGB [Sittenwidrige vorsätzliche Schädigung]

Wer in einer gegen die guten Sitten verstoßenden Weise einem anderen vorsätzlich Schaden zufügt, ist dem anderen zum Ersatze des Schadens verpflichtet.

Se, ad es., per ragioni di sabotaggio o per odio politico o per altre forme di concorrenza, taluno fa saltare per aria la cabina del trasformatore elettrico che fornisce la fabbrica del concorrente e quindi dolosamente, in maniera immorale, provoca un danno a quest’ultimo, ricorre la responsabilità non solo per i danni materiali, ma anche per i danni puramente economici sofferti dal concorrente. La condizione fondamentale per la tutela delittuale è che il danno sia stato provocato con dolo e in maniera "particolarmente scorretta", ossia integri la violazione dei "buoni costumi" nel senso giuridico del termine. Si tratta, dunque, nel caso del § 826 BGB di una fattispecie di difficile configurazione: l'onere della prova grava sul danneggiato il quale dovrà dimostrare sia il dolo del danneggiante, sia la maniera particolarmente perversa con cui si è determinato il danno. La seconda ipotesi è quella prevista nel § 823 comma 2° BGB, secondo il quale si risponde del danno anche quando vi sia stata la violazione di una legge protettiva posta a tutela del danneggiato.

§ 823 BGB

(...)

(2) 1Die gleiche Verpflichtung trifft denjenigen, welcher gegen ein den Schutz eines anderen bezweckendes Gesetz verstößt. 2 Ist nach dem Inhalte des Gesetzes ein Verstoß gegen dieses auch ohne Verschulden möglich, so tritt die Ersatzpflicht nur im Falle des Verschuldens ein.

Per chiarire cosa sia la Schutzgesetz di cui parla il § 823 comma 2° BGB si pensi all'ipotesi che un soggetto venga truffato e che il fatto integri una fattispecie penale ai sensi del § 263 del codice penale tedesco. Nella ricorrenza di una responsabilità penale, in particolare nell'ipotesi in cui sussistano i termini del reato di truffa, gli interessi economici del danneggiato, ossia del truffato, vengono tutelati sul piano civilistico dal comma 2° del § 823. Chi è truffato non ha subito alcun danno materiale su beni di sua proprietà, ma semplicemente una perdita economica. Ebbene, in tanto la semplice perdita economica può essere compensata in quanto essa sia legata alla violazione di una norma penale (la Schutzgesetz) che tutela il patrimonio del truffato. In altre parole, le disposizioni penalistiche in materia di truffa, di concussione, ecc. sono dettate, dal punto di vista del § 823 comma 2° BGB. al fine di tutelare il patrimonio del danneggiato. Non sempre, ovviamente, una qualsiasi regola legale, o amministrativa costituisce una Schutzgesetz perché in generale le norme giuridiche tutelano la collettività. Viceversa nel caso del § 823 comma 2° è necessario che la regola violata tuteli espressamente uno specifico interesse economico del danneggiato. Ad es., se il truffato si ammala ed ha un malessere cardiaco a causa del dolore per le perdite subite, il truffatore risponderà di regola - almeno ai sensi del § 823 comma 2° - del danno economico, ma non risponderà dei danni materiali alla salute e, dunque, ad es. per le spese mediche, perchè la regola penale violata tutela il patrimonio del danneggiato ma non certo la sua salute. In altri termini, ai fini dell'applicazione del § 823 comma 2° BGB, ciò che rileva è lo scopo della norma di protezione. Non mancano altre ipotesi più specifiche in cui è ammessa la responsabilità civile per i danni puramente eco nomici subiti: ma di queste non mette conto qui occuparsi (si pensi ad es. al § 824 BGB relativo al caso di accuse non corrispondenti a verità in materia economica). In definitiva, il sistema tedesco ha codificato nel BGB regole che, come vedremo, corrispondono alla tradizione storica del diritto romano comune, che conosceva una responsabilità aquiliana per il solo danno materiale.

Peraltro, accanto alle due fondamentali eccezioni dianzi richiamate esiste una terza ipotesi preterlegale di risarcimento del puro danno economico, che non è stata prevista dal legislatore ma che il Reichsgericht ha sviluppato già all'inizio del secolo (la prima sentenza è del 1902). L'ipotesi è quella del danno provocato violando " il diritto dell'impresa alla sua attività economica ". La violazione del cosidetto "Recht am eingerichteten und ausgeübten Gewerbebetrieb", secondo la formula coniata a suo tempo dal Reichsgericht, costituisce lo sviluppo di una ipotesi di illecito civile già nota alla giurisprudenza germanica anteriore al codice: allora si ricorreva in questi casi ad una applicazione analogica della lex aquilia, concedendo al danneggiato una cosiddetta "actio legis aquiliae in factum". Queste ipotesi sono state proseguite dalla giurisprudenza tedesca anche dopo il 1900 e vanno al di là della lettera del codice: la giurisprudenza ha integrato la regola del § 823 comma 1° BGB, introducendo questo cosidetto diritto dell'impresa alla sua attività economica, per cui il danno anche semplicemente patrimoniale può qui rientrare nell'ambito della responsabilità civile. In realtà questa regola giurisprudenziale non poteva applicarsi nelle ipotesi che si sono sopra prese in esame. Infatti, la violazione del diritto dell'impresa "alla sua attività economica" dà una base giustificativa alla responsabilità civile, soltanto se il danno - o l'attività dannosa per meglio dire - è diretto ed è immediato rispetto all'attività dell'impresa (unmittelbar und betriebsbezogen). Nei nostri casi, il danneggiamento del cavo dovrebbe avvenire quindi in maniera dolosa, in ogni caso con l'intenzione di paralizzare l'attività dell'impresa danneggiata. In definitiva nell' esperienza tedesca, al di fuori dell' ipotesi legale di danno intenzionale e contrario ai buoni costumi di cui al § 826 BGB e di quella giurisprudenziale ora richiamata, il danno puramente economico che derivi da semplice colpa resta privo di tutela.

Il diritto tedesco, dunque, prospetta nella nostra ipotesi del cd. "cable case" una fondamentale distinzione tra due tipi di danno: il "Verderbschaden" e l' "Ausfallschaden". Da una parte vi è il danno materiale che concerne il danneggiamento intrinseco della sostanza di una cosa e la pura perdita di utilità: se una batteria di polli muore, se una coltura di batteri in una fabbrica farmaceutica non può più essere riprodotta, si è in presenza di un danno materiale nel senso di "Verderbschaden". Ricorre, viceversa, un danno soltanto economico nell’ipotesi in cui in occasione dell'interruzione della produzione, un macchinario sia, per es., semplicemente bloccato nel suo funzionamento a causa della mancata erogazione della corrente elettrica, ma non risulti materialmente danneggiato. Si tratta indubbiamente di una distinzione sottile, tipica per così dire del sistema giuridico tedesco perchè presuppone una concettualizzazione del cosidetto "Schadensbegriff", della nozione cioè di danno in senso giuridico.

In conclusione, la distinzione tra danno materiale e perdita puramente economica conseguente all'interruzione di una attività economica è il criterio di spartiacque per ammettere o negare in diritto tedesco nelle ipotesi considerate la sussistenza di una responsabilità delittuale. Si tratta, al riguardo, di una giurisprudenza consolidata ed indiscussa tanto che l'ultima sentenza della Corte Federale tedesca in materia risale al 1976: da allora la questione non è stata più sottoposta all'attenzione della Corte Federale e della giurisprudenza di merito.

 

3. - Al fine di esaminare come la medesima fattispecie, sopra illustrata con riferimento alla esperienza tedesca, sia risolta o affrontata nella giurisprudenza di altri paesi, verranno ora prese in considerazioni rispettivamente una sentenza francese, una sentenza italiana, una pronuncia svizzera ed una austriaca. Prima di illustrare tali decisioni, è però necessario descrivere in maniera sia pure sintetica, la disciplina legale della responsabilità civile presente nei sistemi codicistici dei paesi ora indicati: sistemi questi da cui si differenzia in maniera netta quello or descritto del BGB tedesco. Invero, a differenza del BGB, gli altri codici continentali, contengono una cosidetta clausola generale di responsabilità civile. L’origine storica di questa regola è l'art.1382 del Code Civil che costituisce insieme all'art.1383 la base fondamentale della responsabilità civile in diritto francese. Accanto alla disciplina dell’art. 1382 del Codice francese è necessario collocare il § 1295 dell'ABGB, vale a dire del Codice Civile generale austriaco del 1811. Nella novella del 1914-1916 il legislatore austriaco ha introdotto nel § 1295 ABGB un secondo comma, sulla chiara falsariga del modello costituito dal § 826 BGB.

Code civil français, 1804

Art.1832

Tout fait quelconque de l’homme, qui cause à autrui un dommage, oblige celui par la faute duquel il est arrivé, à le réparer.

Art.1383 Chacun est responsable du dommage qu’il a causé non seulement par son fait, mais encore par sa négligence ou par son imprudence.



Österreichisches Allgemeines Bürgerliches Gesetzbuch (ABGB), 1811

§ 1295

(1) Jedermann ist berechtigt, von dem Beschädiger den Ersatz des Schadens, welchen dieser ihm aus Verschulden zugefügt hat, zu fordern; der Schaden mag durch Übertretung einer Vertragspflicht, oder ohne Beziehung auf einen Vertrag verursacht worden sein.

(2) Auch wer in einer gegen die guten Sitten verstoßenden Weise absichtlich Schaden zufügt, ist dafür verantwortlich, jedoch falls dies in Ausübung eines Rechtes geschah, nur dann, wenn die Ausübung des Rechtes offenbar den Zweck hatte, den anderen zu schädigen.



Non deve sorprendere che le due norme sono quasi identiche nella loro lettera: entrambe risalgono alla tradizione del diritto naturale e riflettono l' illusione del diritto del tempo di creare regole di giustizia di portata generale; una di queste regole è appunto quella del "neminem laedere" secondo la quale chiunque provochi danni a qualcun'altro è tenuto a risarcirlo senza altre limitazioni al riguardo. Questa regola generale, di origine giusnaturalistica, ha trovato accettazione in tutti i sistemi continentali codificati ad eccezione del BGB, e si ritrova quindi in tutti i codici civili, da quelli italiani del 1865 e del 1942, a quello spagnolo del 1889, fino ai più recenti: basti pensare al Codice civile portoghese del 1966 o a quello olandese del 1992.

Codigo Civil español, 1889

Art.1.902

El que por acción u omisión causa daño a otro, interviniendo culpa o negligencia, está obligado a reparar el daño causado.



Codigo civil portugûes, 1966

Art.483 (Princípio geral)

1. Aquele que, com dolo ou mera culpa, violar ilicitamente o direito de outrem ou qualquer disposição legal destinada a proteger interesses alheios fica obrigado a indemnizar o lesado pelos danos resultantes da violação.

2. Só existe obrigação de indemnizar independentemente de culpa nos casos especificados na lei.



Nieuw Nederlands Burgerlijk Wetboek (NNBW), 1992

Art.162 (6.3.1.1)

1. Hij die jegens een ander een onrechtmatige daad pleegt, welke hem kan worden toegerekend, is verplicht de schade die de ander dientengevolge lijdt, te vergoeden.

- 2. Als onrechtmatige daad worden aangemerkt een inbreuk op een recht en een doen of nalaten in strijd met een wettelijke plicht of met hetgeen volgens ongeschreven recht in het maatschappelijk verkeer betaamt, een en ander behoudens de aanwezigheid van een rechtvaardigingsgrond.

- 3. Een onrechtmatige daad kan aan de dader worden toegerekend, indien zij ti wijten is aan zijn schuld of aan een oorzaak welke krachtens de wet of de in het verkeer geldende opvattingen voor zijn rekening komt.

1. A person who commits an unlawful act toward another which can be imputed to him, must repair the damage which the other person suffers as a consequence thereof.

2. Except where there is a ground of justification, the following acts are deemed to be unlawful: the violation of a right, an act or omission violating a statutory duty or a rule of unwritten law pertaining to proper social conduct.

3. An unlawful act can be imputed to its author if it results from his fault or from a cause for which he is answerable according to law or common opinion.

Art.163 (6.3.1.2) Geen verplichting tot schadevergoeding bestaat, wanneer de geschonden norm niet strekt tot bescherming tegen de schade zoals de benadeelde die heeft geleden.

There is no obligation to repair damage when the violated norm does not have as its purpose the protection from damage such as that suffered by the victim.



Anche in diritto italiano, tale regola del "neminem laedere" è presente nell'articolo 2043 del codice del 1942. Tuttavia, il modello dell'articolo 2043 non si identifica nè con la soluzione adottata nel BGB nè con l’art. 1382 del Codice francese: solo nell’abrogato codice italiano del 1865 la norma codificata rispondeva alla traduzione dell’art. 1382 francese. Infatti, il legislatore italiano del 1942 ha accolto - come è ben noto - un' integrazione all’antica regola generale, mediante l'introduzione del riferimento all'ingiustizia del danno : qualifica, quest'ultima, che secondo una copiosa letteratura viene riferita ora al danno in quanto tale, ora all'attività che ha portato al suo sorgere. E' importante chiarire qui che il modello cui ha attinto il legislatore italiano del 1942 non si rinviene nè nel BGB tedesco nè nel Codice francese, bensì nell'art. 41 del Codice delle obbligazioni svizzero: codice, quest'ultimo, tuttora completamente ignorato dai civilisti e dai comparatisti italiani, che nel quadro del diritto continentale si limitano fino ad oggi a guardare sempre e soltanto al diritto tedesco o al diritto francese. A ben vedere, è un peccato che si trascuri sistematicamente l'evidente riferimento che il legislatore del 1942 ha fatto al codice svizzero. Tale codice ha fatto da tramite tra il modello francese e la tradizione pandettistica del BGB e delle novelle legislative austriache del 1914-1916, che è stata, come è noto, rifiutata dal legislatore italiano del 1942. Invero l'art.41 del Codice delle obbligazioni svizzero introduce effettivamente ("d’une manière illicite"), un'integrazione alla formula generale presente nell'art.1382 Code civil; nel secondo comma il legislatore svizzero - non seguito in ciò da quello italiano del 1942 - guarda, analogamente al legislatore austriaco del 1914, al modello costituito dal § 826 BGB.

Cod.civ.it., 1942

Art. 2043. (Risarcimento per fatto illecito).

Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

Code des obligations suisse, 1911

Art. 41

1 Celui qui cause, d’une manière illicite, un dommage à autrui, soit intentionnellement, soit par négligence ou imprudence, est tenu de le réparer.

2 Celui qui cause intentionnellement un dommage à autrui par des faits contraires aux mœurs est également tenu de la réparer.

La derivazione della formula italiana dal modello svizzero è evidente, sebbene vi sia una differenza rilevante. Nell'art. 41 Cod. delle obbligazioni si parla di un "dommage causé d’une manière illicite": dunque, mentre il legislatore svizzero qualifica l'attività dannosa e non il danno, il legislatore italiano qualifica il danno come ingiusto e non l'attività dannosa. E' da aggiungere, peraltro, che il legislatore svizzero non si è fermato alla sola correzione della regola generale di responsabilità ora illustrata. Tanto il legislatore svizzero del 1911, quanto il legislatore austriaco del 1914, hanno previsto - come già accennato - una ulteriore integrazione alla regola generale, riproducendo il § 826 del BGB. In particolare, il legislatore austriaco, nella novella all’ABGB del 1914-1916, ed il legislatore svizzero, nell' ultima redazione storica del Codice delle obbligazioni risalente al 1911, hanno previsto, rispettivamente nel § 1295 comma 2° dell'ABGB e nell'art.41 comma 2° del Codice delle obbligazioni, la responsabilità a carico di colui che in maniera dolosa e contraria ai buoni costumi provochi un danno ad altri. Sebbene non fosse tecnicamente necessario, posto che era stata accolta la regola generale del "neminem laedere", entrambii codici hanno richiamato nel sistema codificato la clausola dell'actio doli che il codice tedesco del 1900 aveva conservato nel § 826. Da ultimo sia ricordato che il legislatore svizzero sta attualmente modificando il Codice delle obbligazioni. È degno di riflessione il testo del progetto, in cui l’art.41 viene radicalmente riformulato. L’antica regola risalente all’art.1382 Code civil viene nel progetto abbandonata a favore di una versione moderna della nozione dogmatica tedesca di "Rechtswidrigkeitszusammenhang" e "Schutzgesetz".

Projet suisse de "Loi fédérale sur la révision et l’unification du droit de la responsabilité civile",1997

Art. 41

1. Une personne est tenue de réparer le dommage causé à autrui dans la mesure où le fait dommageable peut lui être imputé en vertu de la loi.

2. Un dommage résultant d’un fait illicite est imputable notamment:

1. A la personne qui l’a causé par son comportement fautif (art.48);

2. A la personne qui recourt à des auxiliaires (art.49 et 49a);

3. A la personne qui exploite une activité spécifiquement dangereuse (art.50).



Sulla base di questa rapida e sommaria ricognizione è possibile ora analizzare le differenze di questi sistemi con quello tedesco. Il § 823 BGB richiede l'"antigiuridicità" dell'azione dannosa. Nel sistema del codice civile tedesco non soltanto è necessaria la violazione della proprietà, ma è necessario che questa violazione sia contraria al diritto, antigiuridica; nel caso della violazione della proprietà che determina un danno materiale, il carattere antigiuridico dell'azione si ritiene implicito. Analoga soluzione si riscontra nel codice svizzero, laddove nel codice civile italiano del 1942 l'ingiustizia è riferita al danno. Viceversa, tanto il legislatore francese del 1804 quanto il legislatore austriaco del 1811 e del 1914 non si sono preoccupati di qualificare ulteriormente nè il danno nè l'attività dannosa. Invero, l'art.1382 del Code Civil francese parla semplicemente di un "dommage causé par faute"; a sua volta, il legislatore austriaco del 1811 - dunque contemporaneo alla codificazione napoleonica - parla di un "Schaden aus Verschulden zugefügt" ossia di un danno provocato per colpa, senza altra qualificazione, in particolare senza richiedere che il danno sia stato provocato in maniera antigiuridica.In conclusione, le differenze ora evidenziate nelle diverse discipline codicistiche sono condizionate dalla tradizione storica. Il BGB ha codificato il diritto comune: l'attenzione si concentra sul danno immediato alla proprietà e alla cosa con le eccezioni già accolte dalla giurisprudenza di diritto romano comune che ammetteva l'"actio legis aquiliae in factum". Il legislatore francese, quello austriaco e gli altri legislatori europei successivi hanno invece codificato la regola generale di responsabilità secondo il modello fornito dalla tradizione del diritto naturale.

Su queste premesse è possibile ora tornare ad esaminare la fattispecie analizzata in precedenza con riferimento alla sola esperienza tedesca per verificare le basi legali ed argomentative su cui i giudici dei sistemi ora illustrati hanno fondato le loro decisioni. In ordine alla medesima fattispecie è possibile in effetti rinvenire in tutti questi ordinamenti diverse pronunce degne di attenzione.

 

4. - Per quanto riguarda, in particolare, l'esperienza italiana mette conto richiamare una decisione della Corte di cassazione del 1972 nella quale le sezioni unite hanno confermato una sentenza della Corte di Appello di Cagliari. L'ipotesi esaminata è particolarmente interessante. Al fine di riparare una strada, si era provvisto a far saltare con la dinamite parti di una montagna. L'esplosione aveva provocato la distruzione di una conduttura elettrica con la conseguenza che una fabbrica sita nelle vicinanze del luogo, che produceva pasta, era stata costretta ad interrompere la produzione per molte giornate. Nel caso di specie, il danno non derivò dalla sola interruzione della produzione e dal pagamento senza alcun vantaggio per l'impresa del personale subordinato. Infatti, a seguito dell'improvvisa interruzione dell'erogazione della corrente elettrica, parte della produzione rimase bloccata nelle macchine, per cui non solo essa risultò inutilizzabile, ma si dovette procedere anche alla completa pulitura e alla riparazione dei macchinari. La Corte di Cassazione, con una sentenza che all'epoca fece molto scalpore, mette qui l'accento sull’argomento della distruzione colposa di uno strumento indispensabile al debitore per l'esecuzione di un contratto.

Corte di Cassazione, Sezioni unite, 24 giugno 1972 n. 2135, in: Giur. it., 1973, I, 1, c. 1124.

L’attrice è un’impresa che produce pasta. La convenuta, mediante un incauto impiego di materiale esplosivo, aveva danneggiato la linea elettrica che forniva lo stabilimento dell’attrice, interrompendone il rifornimento energetico e provocando l’essiccamento della pasta in lavorazione. La parte attrice pretende i danni causatile dall’interruzione forzata della produzione. Il Tribunale (Trib. Cagliari, 14 dicembre 1967, in Giur. It., 1970, I, 2, c. 644), aveva rigettato l’azione, affermando che una lesione di diritti di credito è concepibile solo da parte del debitore, non da parte di terzi estranei. Nel giudizio d’appello la parte convenuta era stata condannata al risarcimento dei danni (App. Cagliari 28 marzo 1969, in Giur. It., 1970, I, 2, c. 644 e segg., annotata da G. Visintini). La Corte di Cassazione conferma la sentenza della Corte d’Appello. Viene accettato quindi, sulla base dell’Art. 2043 C. Civ., un diritto al risarcimento per il danno subito dall’attrice in seguito alla temporanea interruzione della fornitura d’energia elettrica.

"Il terzo, che distrugge lo strumento indispensabile al debitore per eseguire la prestazione in un rapporto di somministrazione, rendendola temporaneamente impossibile (limitatamente al periodo di tempo necessario per reintegrare quello strumento), è responsabile a norma dell’art. 2043 cod.civ. per la conseguente perdita definitiva e irreparabile non altrimenti evitabile, subita dal creditore."



Degno di nota il contemporaneo commento alla decisione della Corte di Appello nella presente fattispecie, facente riferimento alla memorabile decisione, che segnò un nuovo indirizzo rivoluzionario nella giurisprudenza italiana.

G. Visintini, in: Giur.it. (1970) I, 2, c. 643-650, in part. c. 645:

"Si parte dalla constatazione che nel settore dei crediti alimentari già da parecchi anni la giurisprudenza ha ammesso la tutela aquiliana del creditore in caso di uccisione del congiunto obbligato alla corresponsione degli alimenti, per osservare che il danno ingiusto cui si riferisce l’art. 2043 può profilarsi anche in relazione alla lesione di un diritto di credito quale è sicuramente quello che ha ad oggetto gli alimenti. Si prende atto, dunque, dell’irrelevanza e del superamento della tradizionale distinzione tra diritti assoluti e diritti relativi ai fini dell’applicabilità di quella normativa, della configurabilità in astratto di una lesione del credito da parte di un terzo, della mancanza nel nostro diritto positivo di disposizioni che si oppongano al riconoscimento della responsabilità del terzo, e quindi si affronta il problema sul terreno dell’art. 1223 codice civile."



La Corte di Cassazione italiana, adottò nel 1972 una soluzione sulla scia dell'indirizzo inaugurato nel 1971 con la famosa "sentenza Meroni". In quest'ultimo precedente caso non era intervenuta la distruzione di uno strumento con cui il debitore avrebbe dovuto eseguire una prestazione contrattuale. Nel "caso Meroni", a causa di un incidente stradale, era rimasto ucciso un calciatore sotto contratto, ossia una persona indispensabile per la società calcistica di appartenenza, in quanto debitore di una prestazione di fare infungibile. Nella decisione del 1971, la Corte di Cassazione aveva in effetti abbandonato l'antica giurisprudenza che aveva riconosciuto la sussistenza di un danno ingiusto solo nella violazione di un diritto assoluto, quale la proprietà, e quindi soltanto nelle ipotesi di ricorrenza di un danno materiale e aveva accolto per la prima volta la cosiddetta tutela aquiliana del credito. Se si analizzano i precedenti della decisione del 1971 nonché la critica della dottrina contro questo antico indirizzo della giurisprudenza italiana è possibile comprendere in maniera esemplare tanto il ruolo della dottrina civilistica quanto quello del diritto comparato per lo sviluppo di questi nuovi orientamenti giurisprudenziali.. Subito dopo l'entrata in vigore del codice del 1942, la prevalente dottrina italiana, facendo riferimento pedissequo alla letteratura tedesca, aveva finito con l'interpretare e leggere l'art. 2043 del nuovo codice civile sulla falsariga del § 823, 1° comma del BGB. Negli anni ‘60 nella letteratura civilistica italiana compare una monografia di Busnelli dedicata appunto al tema della tutela aquiliana del credito in cui l'attenzione è concentrata in particolare sulla esperienza giurisprudenziale francese. In effetti, la giurisprudenza francese ammetteva da tempo la tutela risarcitoria del terzo sulla base dell'art.1382 con riferimento ad ipotesi assai simili a quella del calciatore ucciso: si pensi, ad es., al caso del cantante ingaggiato per uno spettacolo e però impossibilitato a parteciparvi in quanto ferito in un incidente stradale. Esemplare una decisione della Cour de Cassation francese, che riguarda esattamente la nostra fattispecie.

Cour de Cassation, 2ème chambre civile, 8 maggio 1970, in: Bull. civ. II 1970 n° 160

Il convenuto, un’impresa edile, nell’esecuzione di lavori aveva per incuria danneggiato la conduttura di gas, appartenente alla Compagnie française du méthane, che riforniva lo stabilimento dell’attrice. Questa aveva dovuto interrompere la produzione e richiese di conseguenza il risarcimento dei danni. In prima istanza il convenuto era stato condannato. Con l’appello sostiene che all’attrice sarebbe derivato solo un danno indiretto e, di conseguenza, irrisarcibile. La Cour d’appel ritiene che il danno all’attrice era stato causato direttamente dalla rottura della conduttura, visto che la distruzione di quest’ultima aveva avuto come conseguenza la sospensione della produzione. Gli atti dannosi erano dunque in adeguata relazione causale con i danni arrecati all’attrice. La Cour de cassazion conferma la sentenza.

"Sur le moyen unique:

Attendu que , selon l’arrêt infirmatif attaqué, une canalisation de gaz de la Compagnie française du méthane, alimentant l’usine de la société Allamigeon Frères et Lacroix, fut rompue par un bulldozer, au cours de travaux effectués par Lafarge, entrepreneur; qu’il en résulta un préjudice pour cette société, contrainte d’interrompre son activité; qu’elle a assigné Lafarge en réparation de ses dommages;

Attendu qu’il est fait grief à la Cour d’appel, qui a déclaré Lafarge responsable, de n’avoir pas tiré les conséquences juridiques de ses constatations, desquelles résultait un préjudice indirect ne pouvant donner lieu à réparation;

Mais attendu qu’après avoir relevé que les faits ne faisaient l’objet d’aucune contestation et que l’action trouvait son fondement dans les dispositions des articles 1382 et 1384 du Code civil, l’arrêt énonce que le préjudice subi, par la Société Allemigeon Frères et Lacroix, apparaissait comme une conséquence directe de la rupture de la canalisation puisque ce préjudice avait entraîné l’interruption de l’activité de l’usine, qu’il s’agissait bien là d’un dommage en relation directe avec le fait dommageable;

Attendu qu’en statuant comme elle l’a fait la Cour d’appel a, sans encourir les critiques du pourvoi, donné une base légale à sa décision;
par ces motifs: rejette le pourvoi."



Lo stato della giurisprudenza e le strategie argomentative dei giudici francesi su questo aspetto del diritto della responsabilità civile, sono stati riassunti recentemente: il testo qui riprodotto è anche un commento esemplare alla sentenza della Cassazione francese citata.

Chr. Lapoyade Deschamps, La réparation du préjudice économique pur en droit français, in: Revue Intern. de Droit Comparé, 1998, pp. 367 ss.

Ce thème est particulièrement difficile à traiter ou même à concevoir pour un juriste français, car celui-ci, a priori, ne connaît ni le problème, ni même l’expression! (...) Il faut dire que le droit français qui, pourtant, ne connaît pas de dispositions générales spécifiques au dommage, permet de tout indemniser ou presque: tout d’abord, et sur le plan de la théorie juridique, l’indemnisation généralisée des dommages résulte des termes très larges de l’article 1382 du Code civil, texte qui ne distingue pas selon telle ou telle catégorie de préjudice; (...) Cependant, même si le principe de réparation intégrale demeure un dogme du droit français, force est de constater que les entorses se multiplient, à tel point que par un cheminement inverse, semble-t-il, de celui des droits anglais et germanique notamment, l’on peut se demander si les exceptions devenues de plus en plus nombreuses ne vont pas mettre sérieusement en cause l’indemnisation généralisée de tous les préjudices. Le droit positif français, tout en affichant un libéralisme de façade, opère donc une jonction fort intéressante avec les droits voisins, sans pour autant entraîner une multiplication anormale des litiges (ne serait-ce que parce que le pouvoir discrétionnaire du juge empêche de prédire ce qui sera jugé). L’équilibre semble alors pouvoir être réalisé de la manière suivante: tous les préjudices sont en principe réparés entièrement si le juge estime que le dommage est direct et certain, mais l’évolution du système juridique tend à privilégier la réparation des dommages personnels, ou bien interdit de ne pas les réparer. Autrement dit, d’un coté, l’exigence de causalité commande le principe de réparation dans les limites raisonnables tracées par le pouvoir souverain du juge, de l’autre l’influence de la faute et les exigences économiques se conjuguent pour multiplier les tempéraments au principe, même si ce dernier n’est pas près d’être renversé.



Nel corso del procedimento innanzi alla Corte di Cassazione italiana relativo al "caso Meroni", gli attori presentarono una ricca memoria comprensiva di una ampia esposizione del diritto francese. Nella sua pronuncia, la Corte non citò letteratura straniera, ma certamente venne influenzata dalle indicazioni comparatistiche sì da cambiare l'indirizzo precedente. Ordunque, la sentenza del 1972 relativa all' ipotesi della rottura del cavo di energia elettrica è la prosecuzione dell'indirizzo inaugurato nel 1971. Da quell'epoca la giurisprudenza italiana ammette in effetti una responsabilità aquiliana anche per il danno esclusivamente patrimoniale.

Negli stessi anni anche i giudici svizzeri hanno avuto occasione di occuparsi di fattispecie analoghe a quelle finora esaminate. Anche il Tribunale Federale svizzero ha riconosciuto in questi casi una responsabilità aquiliana. Anziché applicare direttamente l'art. 41 del Codice delle obbligazioni, la corte, tuttavia, senza citare la giurisprudenza tedesca, ha fondato la sua decisione sulla base della violazione di una norma di protezione del danneggiato.

Tribunal Fédérale suisse, chambre 1ère, 3 marzo 1976, in: Recueil officiel (BGE) vol.102 II, pp. 85 ss.

Il dipendente di un’impresa edile aveva reciso, per negligenza, un cavo elettrico della SIE (Service intercommunal de l’éléctricité) causando l’interruzione della fornitura di energia elettrica a due stabilimenti (le parti attrici), che aveva risentito, in conseguenza del fatto, di perdite nella produzione. In prima istanza l’imprenditore era stato condannato, a norma dell’Art. 41 e dell’Art. 55 Cod. Oblig. al risarcimento dei danni . Nel ricorso il convenuto aveva sostenuto che le parti attrici erano state danneggiate dalla rottura del cavo solo in modo indiretto; nel caso specifico, solo la SIE era proprietaria del cavo e le parti attrici non avrebbero potuto accampare alcuna pretesa dalla violazione dell’Art. 145 Cod. pen. Inoltre, il bene protetto dall’Art. 239 Cod. pen. sarebbe stato solamente l’interesse della collettivitá al funzionamento dei servizi pubblici e non il patrimonio delle attrici. La 1ère Chambre civile conferma tuttavia il giudizio della prima istanza. Secondo l’opinione del giudice, opposta rispetto alla memoria della difesa, l’interesse protetto dall’Art. 239 Cod. pen. è anche quello dei clienti di un’impresa di somministrazione di energia elettrica. Il diritto di costoro alla somministrazione di energia era stato perció leso con la violazione diretta dell’Art. 239 Cod. Pen. Secondo la giurisprudenza costante anche una norma di diritto penale, che protegga interessi della comunitá, viene in considerazione per ammettere un atto illecito, nella misura in cui questa norma mira alla protezione dei beni che nel caso concreto sono stati lesi. I danni causati alle attrici sono ricompresi quindi ad avviso della Corte nello scopo di protezione dell’Art. 239 Cod. pen., risultando da una connessione causale diretta.

"(...) La défenderesse conteste aussi que les demanderesses puissent invoquer l'art. 239 Cod. pen., leurs intérêts privés n'étant garantis selon elle que par les dispositions relatives aux infractions contre le patrimoine (art. 137 ss. Cod. pen.). Or l'art. 239 figure au titre neuvième, parmi les crimes ou délits contre les communications publiques, il a pour objet non pas de protéger les intérêts des particuliers, mais de préserver, dans l'intérêt général, le bon fonctionnement des services publics. Cette interprétation est erronée. L'art. 239 ch. 1 al. 2 et ch. 2 Cod. pen. réprime les actes qui empêchent, troublent ou mettent en danger, intentionnellement ou par négligence, l'exploitation d’un établissement ou d'une installation servant à distribuer au public l'eau, la lumière, l'énergie ou la chaleur. Il a pour but de protéger, outre les intérêts de ces entreprises, ceux des abonnés, qui font précisément partie du public visé par la disposition légale (RO 101 lb 256). Celui qui provoque la rupture d'une conduite d'eau, d'un câble électrique, d'une canalisation de gaz ou de chauffage à distance et interrompt par là l'exploitation du service de distribution porte atteinte aux intérêts de l'entreprise chargée de ce service, mais aussi à ceux des abonnés que cette exploitation permet d'approvisionner en eau, électricité, gaz ou chaleur. Le droit personnel de l'abonné à cet approvisionnement, issu du contrat avec l'entreprise de distribution, est directement lésé par l'infraction que réprime l'art. 239 Cod. pen., de même que le droit personnel du locataire à l'usage de la chose louée est lésé par l es actes visés à l'art. 145 Cod. pen. (RO 74 IV 7). En l'espèce, le droit personnel des demanderesses d'être alimentées en énergie électrique a été lésé par l'interruption de l'exploitation du service de distribution.

5. - Selon la jurisprudence, l'acte illicite ne consiste pas nécessairement dans une atteinte portée à un droit subjectif; l'art. 41 al. 1 Cod. obl. oblige celui qui, par sa faute, transgresse une injonction juridique à réparer le dommage qu'il cause ainsi à autrui, même s'il ne peut être question d'un droit subjectif de la victime; il suffit que la prescription violée ait pour but de protéger le lésé dans les droits atteints par l'acte incriminé (...). Commet donc un acte illicite celui qui lèse un intérêt privé protégé implicitement par une norme pénale édictée dans un but d'intérêt général. (...) La question de savoir si les demanderesses sont lésées directement ou indirectement se recouvre ainsi avec celle de l'illicéité de l'acte incriminé. Or on a vu que contrairement à l'opinion de la recourante, l'art. 239 Cod. pen., qui est certes édicté dans un but d'intérêt général, vise en outre à protéger l'intérêt privé des abonnés à être approvisionnés en électricité. La rupture du câble du SIE ayant atteint les demanderesses dans cet intérêt, elles sont les victimes directes d'un acte illicite et peuvent demander à la défenderesse réparation du dommage qu'elles ont subi. Cette conclusion s'impose, que l'on examine l'exigence du but de protection de l'injonction juridique transgressée sous l'angle du rapport de causalité adéquate ou de la relation d'illicéité (...). En tant qu'elles invoquent l'art. 239 Cod. pen., la situation des demanderesses diffère ainsi totalement de celle du créancier qui, sans pouvoir se prévaloir de la protection d'une norme pénale, n'obti ent simplement pas l'exécution d'une obligation contractuelle à la suite d'un acte illicite dont son débiteur est victime. Seul le débiteur, directement lésé par cet acte, peut exiger réparation de son auteur, à l'exclusion du créancier victime d'un dommage consécutif à l'inexécution de la prestation qui lui était due (...)".



Al fine di dare una base legale all' antigiuridicità del danno, i giudici svizzeri hanno fatto leva su una norma del codice penale svizzero, in particolare sull'art. 239, che punisce la distruzione di condutture elettriche, di condutture di acqua e di gas.

Cod. pen. suisse

Art. 239 Entrave aux services d’intérêt général.

1. (...)

celui qui, intentionnellement, aura empêché, troublé ou mis en danger l’exploitation d’un établissement ou d’une installation servant à distribuer au public l’eau, la lumière, l’énergie ou la chaleur, sera puni de l’emprisonnement.

2. La peine sera l’emprisonnement ou l’amende si le délinquant a agi par négligence.



A ben vedere, però, l’art.239 Cod. pen. riguarda l'ipotesi di sabotaggio, ossia di un comportamento intenzionale, per cui la tutela risarcitoria non avrebbe dovuto applicarsi fuori da quella specifica situazione. Questa decisione è, in effetti, è oltremodo significativa. Infatti, la nozione di norma di protezione, la "Schutzgesetz", è di origine tedesca. La giurisprudenza svizzera fa ricorso a questa idea, al fine di giustificare l'antigiuridicità del fatto dannoso quale condizione necessaria per ammettere il risarcimento del danno. Ma, a ben vedere, i giudici svizzeri modificano il significato originario che "Schutzgesetz" ha nel sistema tedesco della responsabilità civile: essi utilizzano la nozione tedesca di norma di protezione in maniera difforme - come abbiamo visto - dall’opinione dominante in Germania. Un commentatore svizzero, professore in Germania, ha ben riconosciuto il malinteso.

A. Bürge, Die Kabelbruchfälle, in: Juristische Blätter 1981, pp.62 ss.

"(...) Nach dieser Tour d’horizon wird man skeptisch, ob die richtige Lösung einfach eine Frage der richtigen Anwendung der richtigen Theorie ist. Die Wertungsschwierigkeiten werden vielmehr dadurch unterstrichen, daß gleiche Theorien bei ähnlicher Ausgangslage zu verschiedenen Ergebnissen führen. Was beispielsweise das BG zur Begründung einer Ersatzpflicht anführt, sind andernorts Argumente, um eine solche abzulehnen. Bei den getroffenen Lösungen ist auch eine Übereinstimmung nur schwer auszumachen, die doch eine gewisse Richtigkeitsgewähr bieten könnte. Am ehesten wäre sie in der Differenzierung eines ersatzfähigen Sachschadens von einem nichtersatzfähigen Vermögensschaden zu suchen, wie sie auch im anglo-amerikanischen Rechtskreis Anwendung findet. Doch werden auch hier die Wertungswidersprüche nur abgeschoben, jedoch nicht gelöst; und wie das Beispiel Österreichs zeigt, können auch radikalere Abgrenzungen in der Rechtsprechung vorgenommen werden. Fest steht nur, daß die Tendenz eher in Richtung einer Einschränkung der Haftpflicht läuft und nicht in die vom BG eingeschlagene Richtung einer schrankenlosen Schadensüberwälzung auf den Verletzer der Versorgungseinrichtung. Deshalb ist zu untersuchen, ob ein solcher Weg in der Schweiz nicht nur möglich, sondern auch sinnvoll wäre. Trotz der früheren generellen Ablehnung einer Ersatzpflicht für sog. Reflexschäden in der Literatur kann die Eigenart des schweizerischen Haftpflichtrechtes die weitgehende Lösung des BG mit seiner Diskrepanz zu Wertungen, wie sie in andern Ländern vorgenommen werden, verstehen lassen. Während der österr. und der deutsche Richter an ein starres Alles-oder-Nichts-Prinzip gebunden ist, das dem Sozialausgleich erst in der Zwangsvollstreckung Raum läßt, verfügt der schweizerische Richter in Art.43 OR, A rt.4 ZGB über eine flexible Bestimmung, die es ihm gestattet, bei der Bemessung des Schadens sowohl die Umstände als auch die Größe des Verschuldens zu würdigen. Hinzu kommt die Möglichkeit, aufgrund von Art.44 Abs.2 OR bei drohender Notlage des Ersatzpflichtigen, sei dies nun eine natürliche oder juristische Person, den Schadensersatz zu reduzieren, sofern der Schaden weder vorsätzlich noch grobfahrlässig verursacht worden ist."



A loro volta, sempre in ordine alla fattispecie in esame, i giudici austriaci, pur operando in un sistema in cui esiste una clausola generale di responsabilità analoga a quella presente in Francia ed in Italia, nelle loro pronunce hanno escluso l'applicazione della tutela aquiliana. Interessante, peraltro, è che nelle loro argomentazioni - al di là del dato normativo del codice austriaco - hanno fatto leva sulla giurisprudenza tedesca. In realtà, negli ultimi decenni si registra in Austria una significativa recezione anche della pratica giurisprudenziale tedesca, tanto che anche nel nostro caso la Corte Suprema austriaca ha fatto espressamente riferimento alle due sentenze intervenute in Germania sopra citate. Per altro verso, la giurisprudenza austriaca non ha mancato di fare riferimento all’idea di "Schutzgesetz" al fine di accertare l'antigiuridicità del fatto dannoso; tuttavia, ha negato - con argomentazione opposta a quella dei giudici svizzeri - che dalla violazione della norma penale potesse scaturire l'obbligazione risarcitoria, per responsabilità aquiliana, del danno economico subito dalla fabbrica costretta ad interrompere la produzione.

Österreichischer Oberster Gerichtshof (OGH) (8 Ob 119/75), del 18 giugno 1975, in: Juristische Blätter, 98 (1976), pp. 210 ss.

Nell’esecuzione di opere edili i convenuti avevano danneggiato colposamente delle linee elettriche aeree, causando l’interruzione della alimentazione energetica dell’impresa dell’attrice. Questa conservava in un´ autoclave colture batteriche per la produzione di farmaci; parte delle colture erano state distrutte e parte danneggiate in seguito all’interruzione della somministrazione di energia elettrica. L’attrice richiede il risarcimento dei danni a lei così provocati. L’OGH nega l’obbligo al risarcimento del danno da parte dei convenuti per l’assenza del rapporto di immediata causalità tra danno e rottura dei cavi elettrici.

"Nach der Rechtsprechung des OGH ist im Falle einer (...) Schädigung zwischen dem unmittelbaren und dem mittelbaren Schaden zu unterscheiden. Nicht ersatzfähiger mittelbarer Schaden liegt dann vor, wenn er nicht in der Richtung des Angriffes, sondern infolge einer Seitenwirkung in einer Interessensphäre eintritt, die nicht durch das Verbot des Angriffs geschützt ist. Die Grenze des unmittelbaren zum mittelbaren Schaden bestimmt sich daher nach dem Schutzzweck der verletzten Gesetzesnorm. (...) Übereinstimmung besteht (...) darin, daß eine uferlose untragbare Ausweitung der Schadenersatzhaftung abgelehnt werden muß. (...) Der Zweck der Normen, deren Verletzung den Beklagten von der Klägerin vorgeworfen wird, bezieht (...) den Schutz desjenigen, der vom geschützten Eigentümer der Kabelleitung nur obligatorische Rechte ableitet, nicht ein. Die Bestimmungen der (...) § 318 Abs 2, § 85 lit c und § 89 StG dienen durch den Schutz der dort genannten Einrichtungen dem Interesse der Allgemeinheit an der Aufrechterhaltung der Stromversorgung (...). Daraus kann aber nicht ein Anspruch des einzelnen Strombeziehers (...) auf Ersatz des ihm durch die Übertretung dieser Norm entstandenen Schadens abgeleitet werden. (...). Der geltend gemachte Schaden der Klägerin ist somit lediglich infolge einer Seitenwirkung der Normverletzung in einer Interessensphäre eingetreten, die von deren Schutzzweck nicht erfaßt wird. (...)".

 

 

 

Österreichischer Oberster Gerichtshof (OGH) (1 Ob 176/72), del 6 settembre 1972, in: Juristische Blätter, 95 (1973), pp.579 ss.

La convenuta, un’impresa edile, aveva danneggiato un cavo elettrico eseguendo escavazioni (commissionatele dall’azienda municipale) per la posa di condutture idriche. Ciò aveva provocato, nei dintorni del luogo del danneggiamento, un ammanco di energia elettrica durato diverse ore. L’attrice, un’impresa di bitumatura, richiede il risarcimento dei danni per l’interruzione obbligata della produzione nel suo stabilimento. Il giudice di prima istanza aveva respinto la domanda. Sul ricorso della parte attrice la Corte d’Appello aveva confermato la sentenza del giudice di prima istanza. La revisione di fronte all’OGH non ebbe successo.

"Nach ständiger Rechtsprechung des OHG (...) ist im Fall einer deliktischen Schädigung (...) zwischen dem unmittelbaren und dem mittelbaren Schaden zu unterscheiden. Mittelbar ist ein Schaden, wenn er nicht in der Richtung des Angriffs, sondern infolge einer Seitenwirkung in einer Interessensphäre eintritt, die nicht durch das Verbot des Angriffs geschützt ist. (...) Das Berufungsgericht vermeint, der Schutzzweck der Bestimmung des § 318 Abs. 2 StG erschöpfe sich nicht in der Verhinderung von Beschädigungen der in § 85 lit. c. StG genannten Gegenstände, sondern diene auch der Sicherstellung der Stromversorgung, so daß auch den Stromabnehmern der ihnen durch den Stromausfall infolge Beschädigung einer Stromleitung entstandene Schaden (...) zu ersetzen sei. Die Bestimmung des § 318 Abs 2 StG (...) stellt die Beschädigung der in § 85 lit. c StG erwähnten Gegenstände aus Mutwillen, Leichtsinn, oder schuldbarer Nachlässigkeit unter Strafe. § 85 StG handelt von der boshaften Beschädigung fremden Eigentums, worunter jedwede Einwirkung, also eine Beschädigung, Zerstörung oder Entziehung, auf eine fremde körperliche, sei es bewegliche oder unbewegliche Sache, jedoch nicht ein Recht oder ein Vermögen als Ganzes zu verstehen ist, die eine Wertminderung zur Folge hat (...). Daraus kann aber entgegen der Auffassung des Berufungsgerichtes nicht ein Anspruch des einzelnen Strombeziehers auf Ersatz des ihm durch Übertretung dieser Schutznorm entstandenen Schadens abgeleitet werden, zumal eine Zulassung einer derart unbegrenzten Auswirkung der (...) Kausalität (...) eine uferlose, wirtschaftlich untragbare Ausweitung der Schadenshaftung zur Folge hätte (...). Im vorliegenden Fall bestand nach den Feststellungen der Vorinstanzen kein Eigentum der Klägerin an dem beschädigten Stromkabel. (...) Die Klägerin war (...) (lediglich) Abnehmerin elektrischer Energie. Als so lche kann sie aber nicht als vom Schutzbereich des § 318 Abs. 2 StG umfaßt angesehen werden, der ihr entstandene Schaden ist lediglich infolge einer Seitenwirkung der Normverletzung in einer Interessensphäre eingetreten, die durch den Zweck des Verbotes nicht geschützt ist und stellt damit einen mittelbaren Schaden dar. Dem mittelbar Geschädigten steht aber, sofern nicht das Gesetz selbst Ausnahmen enthält, (...) ein Anspruch auf Schadensersatz nicht zu (...)."



5. - L’analisi finora condotta ha riguardato i dati normativi e giurisprudenziali sul nostro tema nei sistemi giuridici continentali. È degno di riflessione mettere in luce qui, che fattispecie analoghe si rinvengono anche nel Common Law, in particolare nella giurisprudenza inglese. Nel 1972 incontriamo un caso quasi identico alla fattispecie decisa nello stesso anno dall’Oberlandesgericht Hamm, sopra riportata. La Common Law inglese rifiuta - in un contesto storico completamente diverso - analogamente al diritto tedesco, in queste ipotesi di danno colposo, il risarcimento del "pure economic loss". La decisione qui riprodotta è degna di nota, in quanto mostra nella prassi odierna del "tort of neglicence", l’emergenza di un principio di ticipità dell’illecito, parallela nel risultato se non nell’argomentazione, alla scelta normativa del BGB.

Spartan Steel & Alloys Ltd. v. Martin & Co. (Contractors) Ltd. [1973] 1 QB 27, [1972] 3 ALL E.R. 245, C.A., COURT OF APPEAL, CIVIL DIVISION, LORD DENNING M.R., EDMUND DAVIES AND LAWTON L.JJ. 25th, 26th, 27th APRIL, 22nd JUNE 1972

La parte attrice è un’acciaieria attiva 24 ore su 24, che necessita di una costante fornitura di energia elettrica per mantenere un’adeguata temperatura negli altiforni. Alcuni dipendenti della parte convenuta avevano per incuria danneggiato il cavo elettrico che approvvigionava lo stabilimento, privandolo cosí per diverse ore dell’energia necessaria. Di conseguenza il materiale in fusione aveva perso, raffreddandosi durante la colata il suo valore commerciale, non potendo piú essere venduto lucrativamente; inoltre, a causa della diminuzione di temperatura, non avevano potuto essere eseguite altre quattro colate. L’attore richiede il risarcimento dei danni nell’ammontare della perdita di valore e del mancato guadagno. Il convenuto riconosce la colpa dei propri dipendenti, contesta però l’entitá del risarcimento. La Corte stabilisce che il convenuto è tenuto al risarcimento del danno e del mancato guadagno relativi alla colata presente nei forni al momento del calo di energia, che nulla è peró dovuto per la mancata realizzazione delle altre colate. La dottrina dei "parasitic damages", esplicata nei manuali ed adottata dalla difesa, non viene accettata dal giudice. Secondo l’opinione di quest’ultimo, il pericolo della interruzione nell’approvvigionamento energetico consiste per ognuno nel rischio di dover colmare la perdita economica subita. Se in questo caso venisse riconosciuta la risarcibilità del puro danno economico, questo sarebbe fatto valere anche in tutte le controversie future. In questo caso sussisterebbe peró il pericolo di un abuso, derivante dalla impossibilitá di provare con certezza il mancato guadagno. Di conseguenza i danni solamente economici non dovrebbero, in linea di massima, essere risarciti. La legge contempla giá un diritto al risarcimento per danni causati direttamente dall’evento dannoso. Non è peró previsto nel diritto i nglese un diritto al risarcimento per un mancato guadagno non direttamente collegato all’evento materialmente dannoso.

"The plaintiffs manufactured stainless steel alloys at a factory which was directly supplied with electricity by a cable from a power station. The factory worked 24 hours a day. Continuous power was required to maintain the temperature in a furnace in which metal was melted. The defendants' employees, who were working on a near-by road, damaged the cable whilst using an excavating shovel. The electricity board shut off the power supply to the factory for 14,5 hours until the cable was mended. There was a danger that a 'melt' in the furnace might solidify and damage the furnace's lining, so the plaintiffs poured oxygen on to the 'melt' and removed it, thus reducing its value by £368. If the supply had not been cut off, they would have made a profit of £400, on the 'melt' and £1767, on another four 'melts', which would have been put into the furnace. They claimed damages from the defendants in respect of all three sums. The defendants admitted that their employees had been negligent, but disputed the amount of their liability.

Held- (i) The defendants were liable in respect of the physical damage to the 'melt' and for the loss of profit on it, for that loss was consequential on the physical damage; SCM (United Kingdom) Ltd. v. W.J. Whittall & Son Ltd. [1970] 3 All E.R. 245 followed.

(ii) (Edmund Davies L.J. dissenting) The defendants were not liable for the loss of profit on the other four 'melts' because -

(a) no remedy was available in respect of economic loss unconnected with physical damage; Cattle v. Stockton Waterworks Co [1874-80] All E.R. Rep 220 followed.

(b) there was no principle of 'parasitic' damages in English law to the effect that there were some heads of damage which if they stood alone, would not be recoverable, but would be if they could be annexed to some other claim for damages, i.e. that the economic loss in respect of the four 'melts' was recoverable as a 'parasite' by being attached to the claim in respect of the first 'melt' Re London, Tilbury and Southend Railway Co. & Gower's Walk Schools Trustees (1889) 24 QBD 326, Horton v. Colwyn Bay and Colwyn Urban Council [1908] I KB 327 and Griffith v. Richard Clay & Sons Ltd. [1912] 2 Ch 291 explained. (...)"

Lord Denning M.R.

"I do not like this doctrine of "parasitic damage". I do not like the very word "parasite". A "parasite" is one who is a useless hanger-on sucking the substance out of others. "Parasitic" is the adjective derived from it. It is a term of abuse. It is an opprobrious epithet. The phrase "parasitic damage" conveys to my mind the idea of damages which ought not in justice to be awarded, but which somehow or other have been allowed to get through by hanging on to others. If such be the concept underlying the doctrine then the sooner it is got rid of the better. It has never been used in any case up till now. It has only appeared hitherto in the textbooks. I hope it will disappear from them after this case. (...) The more I think about these cases, the more difficult I find it to put each into its proper pigeon-hole. Sometimes I say: "There was no duty". In others I say: "The damage was too remote". So much so that I think the time has come to discard those tests which have proved so elusive. It seems to me better to consider the particular relationship in hand, and see whether or not, as a matter of policy, economic loss should be recoverable, or not. (...) The second consideration is the nature of the hazard, namely, the cutting of the supply of electricity. This is a hazard which we all run. (...) The supply is usually restored in a few hours, so the economic loss is not very large. Such a hazard is regarded by most people as a thing they must put up with - without seeking compensation from anyone. Some there are who install a stand-by system. Others seek refuge by taking out an insurance policy against breakdown in the supply. But most people are content to take the risk on themselves. When the supply is cut off they do not go running round to their solicitor. They do not try to find out whether it was anyone's fault. They just put up with it. They try to make up the economic loss by doing more work next day. This is a healthy attitude which the law should encourage. The third considerat ion is this: if claims for economic loss were permitted for this particular hazard, there would be no end of claims. Some might be genuine, but many might be inflated, or even false. A machine might not have been in use anyway, but it would be easy to put it down to the cut in supply. It would be well-nigh impossible to check the claims. If there was economic loss on one day, did the claimant do his best to mitigate it by working harder next day? And so forth."

 

6. - Da questa rapida analisi della giurisprudenza emersa in diversi paesi europei sulla fattispecie in esame, è possibile trarre alcune considerazioni che rafforzano gli assunti metodologici prospettati in apertura del nostro discorso.

a) Risulta innanzitutto evidente che nella realtà del diritto civile dell´Europa continentale gli enunciati normativi delle disposizioni codicistiche, svolgono una funzione limitata nell'individuazione della soluzione da applicare al caso concreto. Tradizionalmente si sostiene che il giudice o in generale il giurista continentale è tenuto ad applicare la legge. Ma, a ben vedere, al di là del testo della singola norma, è la tecnica interpretativa della legge, sono i modelli assunti più o meno consapevolmente dall'interprete nella applicazione della regola legale a svolgere una funzione centrale nella attuazione pratica della disposizione. Come si è potuto osservare, i giudici austriaci ragionano di fatto sulla base del sistema tedesco. A loro volta, i giudici svizzeri applicando l'art.41 del Codice delle obbligazioni, fanno riferimento nella sostanza a categorie dogmatiche tedesche, peraltro malintese. I giudici nonché la dottrina italiani sono passati, nell´interpretazione dell´art. 2043 cod. civ. dal modello offerto dal § 823 BGB a quello offerto dalla giurisprudenza francese. Nel caso esaminato, la dottrina italiana ha operato in direzione di una consapevole recezione della giurisprudenza francese, per cui il sistema italiano, tradizionalmente contrario nel passato ad ammettere la responsabilità civile per danni semplicemente economici si è orientato, attraverso le pronunce del 1971 e del 1972, decisamente a favore del sistema opposto.

b) La tecnica argomentativa utilizzata dai giudici nei diversi ordinamenti continentali non è la stessa. A prescindere dallo stile adottato nella motivazione delle sentenze, il criterio giustificativo della decisione, le definizioni dei giudici - direbbero alcuni - sono diversi. Il giudice tedesco concentra la sua attenzione sul problema della antigiuridicità dell´atto dannoso, ed è quindi legato all´idea della necessità di una violazione del diritto di proprietà. Questo stesso atteggiamento è assunto - in un certo senso - anche dal giudice italiano: non è un caso che in Italia il problema venne impostato nella prospettiva della cosidetta tutela aquiliana dei diritti di credito. Il giudice italiano adottò questo inquadramento in quanto continuava ad essere legato all'idea dell'antigiuridicità come violazione di un diritto soggettivo. Una volta legata la risarcibilità del danno alla violazione di un diritto soggettivo assoluto - come si interpretò fino al 1970 l´art. 2043 cod.civ. - il successivo passaggio è stato quello di configurare l´antigiuridicità anche nella violazione di un diritto di credito, quale diritto relativo così che il danno al patrimonio risulta comparabile alla violazione della proprietà. I giudici francesi - e si tratta di un dato di estremo interesse - non parlano in questi casi né di violazione del diritto di proprietà, né di violazione di un diritto di credito. Essi, infatti, affrontano il problema dal punto di vista della causalità del danno: parlano, al riguardo, di danno mediato, di "dommage par ricochet"; ossia fanno ricorso ad una categoria che non ricorre nè in Italia nè in Germania. Sotto questo profilo, il diverso approccio seguito in Francia implica un'altra differenza argomentativa, ancora più sottile. Infatti, per il giudice italiano il problema della risarcibilità del danno purament e economico si configura come un problema di diritto, come tale sottoposto al controllo della Corte di Cassazione: infatti, qui entrano il gioco i concetti giuridici di danno e di antigiuridicità. Per il giudice francese, viceversa, il problema si esaurisce in una questione di fatto, avente ad oggetto la ricorrenza o non ricorrenza del danno e di un nesso di causalità direttamente legato all´evento: come tale essa è affidata, quindi, fondamentalmente alla valutazione delle corti di merito e, sfugge dunque al controllo della Corte di Cassazione. Anche sul nostro tema rimane visibile, quindi, un carattere strutturale tipico del diritto applicato francese, in cui spesso le soluzioni giurisprudenziali rimangono nascoste nella distinzione processuale tra questione di fatto e questione di diritto.

c) In definitiva, la soluzione del problema alla base della fattispecie presa in esame dipende essenzialmente dalla scelta del criterio con cui viene distribuito il rischio per i danni relativamente remoti - in un certo senso erratici - che possano derivare a terzi da una attività soltanto colposa, ossia per quei danni che l'agente non poteva prevedere nel compiere l'azione. Ebbene, nella esperienza tedesca - ed, in un cero senso, anche in quella italiana - la distribuzione del rischio fra danneggiato e danneggiante interviene facendo ricorso alla categoria della antigiuridicità, laddove nell' esperienza francese, la soluzione è affidata alla nozione del "dommage par ricochet", ossia al danno mediato e, dunque, facendo riferimento esclusivamente al nesso di causalità. Nella decisione sopra citata la Corte di Cassazione francese ha avallato la ricorrenza della responsabilità civile ex art.1382, nonché la validità del fondamento giuridico posto alla base della riconosciuta tutela risarcitoria, constatando che la Corte di Appello aveva sovranamente accertato la presenza del nesso di casualità e di un danno "direct et immediat". Come si è potuto osservare, la soluzione è affidata ad una motivazione brevissima di tre o quattro righe in cui è del tutto assente il sottile ragionamento dogmatico che ricorre nelle analoghe decisioni italiane, tedesche o austriache. Anche in ciò il diritto francese assume una posizione singolare nel quadro del diritto continentale.

 

Nota bibliografica: La letteratura italiana e straniera sul tema del risarcimento del danno puramente patrimoniale è imponente. In Italia il problema venne trattato inizialmente nel quadro della cd. tutela aquiliana dei diritti di credito. Gli scritti iniziali sul tema sono ancora oggi importanti; si veda per es. F.D. Busnelli, La lesione del credito da parte di terzi (Pubbl. fac. giur. univ. Pisa, 1), Milano 1964; sulle discussioni sollevate dal "révirement" della Cassazione italiana, ancora oggi attuali G. Visintini, Lesione del credito ad opera di terzi, in: Giur. it. 1970, I, 2, c. 644 ss.; G. Cian, Nuove oscillazioni giurisprudenziali sulla tutela aquiliana del credito, in: Riv. dir. civ. 1971, II, pp.632 ss.; F.D. Busnelli, Un clamoroso révirement della Cassazione: dalla "questione di Superga" al "caso Meroni", in: Foro it. 1971, I, c.1286 ss. (Analisi della sentenza Cass. sez. un. 26.1.1971, n.174); G. Cian, La virata della Cassazione sulla tutela aquiliana del credito (Dal caso di Superga al caso di Meroni), in: Riv. dir. civ. 1971, II, pp.199 ss.; A. Jemolo, Allargamento di responsabilità per colpa aquiliana, in: Foro it. 1971, I, c.1285 ss. (Critica della cit. Cass. sez. un. 26.1.1971); critico sul cambiamento iniziatosi nella giurisprudenza italiana P. Trimarchi, Sulla responsabilità del terzo per pregiudizio al diritto di credito, in: Riv. dir. civ. 29 (1983), I, pp.217 ss., anche in: Studi in memoria di G. Delitala, Milano 1983; da ultimo sull’orientamento della Corte di Cassazione italiana sul tema si vedano, tra gli altri innumerevoli contributi, C. Castronovo, Le frontiere nobili della responsabilità civile, in: Lo stesso, La nuova responsabilità civile. Regola e metafora, Milano 1991, in part. pp.14 ss. e G. Ponzane lli, The compensation of pure economics loss in Italian law, in: Rapports Nationaux Italiens au XVème Congrès International de Droit Comparé, Bristol 1998 (Rassegna forense - Quaderni, 2), Milano 1998. Sul tema della tutela delittuale del diritto di credito si veda nella letteratura tedesca H. Hofmeister, Frühe Ansätze einer Lehre über die Beeinträchtigung fremder Forderungsrechte, in: Juristische Blätter 94 (1972), pp.523 ss. con un’analisi della giurisprudenza dal 19. secolo in poi; M. Löwisch, Der Deliktsschutz relativer Rechte (Hamburger Rechtsstudien, 63), 1970; W. Marschall v. Bieberstein, Reflexschäden und Regreßrechte. Die Ersatzansprüche Dritter bei mittelbaren Vermögensschäden infolge vertraglicher und ähnlicher Beziehungen zum Verletzten, Stuttgart-Mainz 1967; da ultimi Ch. Becker, Schutz von Forderungen durch das Deliktsrecht?, in: Archiv für die civilistische Praxis 196 (1996), pp.439-490; C.-W. Canaris, Der Schutz obligatorischer Forderungen nach § 823 I BGB, in: Festschrift für Erich Steffen, Berlin 1995; D. Medicus, Die Forderung als "sonstiges Recht" nach § 823 I BGB?, ivi.

In generale sul risarcimento del danno puramente economico, nella letteratura comparatistica si veda in part. P. Gallo, L’elemento oggettivo del tort of neglicence. Indagine sui limiti della responsabilità delittuale per neglicence nei paesi di Common Law (Studi di dir. comparato 31), Milano 1988; E.K. Banakas, Tortious Liability for pure economic loss: a comparative study (Publications of the Hellenic Institute of intern. and foreign law 12), Athens 1989; Civil Liability for Pure Economic Loss. Ed. by E.K. Banakas, (Proceedings of the Annual International Colloquium of the Committee of Comparative Law, Norwich, September 1994), London, Den Haag, Boston 1996 (United Kingdom Comparative Law Series, Vol.16); su di esso l’importante recensione di P. Schlechtriem, in: Rabels Zeitschrift 61 (1997), pp.766 ss. In questo volume collettivo cf. in part. D. Howarth, Economic Loss in England: the Search for Coherence, pp.27-53; E. Deutsch, Der Ersatz reiner Vermögensschäden, pp.55-71; Chr. Lapoyade Deschamps, La réparation du préjudice économique pur en droit français, pp.89-101 (anche in: Revue Intern. de Droit Comparé 1998, pp.367 ss.); B. Schilcher/W. Posch, Civil Liability for Pure Economic Loss: An Austrian Perspective, pp.149-175; F. Werro, Tort Liability for Pure Economic Loss: A critique of current trends in Swiss law, pp.181-196; P.G. Monateri, Economic Loss in Italy, pp.197 ss. Sul tema da ultimo si veda J. van Dunné, Civil liability for pure economic loss, Conferenza al XV.th International Congress of Comparative Law, Bristol 26.7.-1.8.1998.

Sul diritto anglo-americano si vedano P. Gallo, L’elemento oggettivo, cit., pp.212 ss.; M. Preuß, Vertragsbruch als Delikt im anglo-amerikanischen Recht. Die Entwicklungsgeschichte der Zweispurigkeit des Haftungsrechts und ihr Einfluß auf die Ersatzfähigkeit von Vermögensschäden, 1977; D. Rehbein, Die Verletzung von Forderungsrechten durch Dritte. Eine rechtsvergleichende Untersuchung, Diss.jur. Freiburg 1968, sul diritto anglo-americano pp.147-148; J. Stapleton, Duty of Care and Economic Loss: A Wider Agenda, in: The Law Quarterly Review 107 (1991), pp.249-297; A.D.M. Forte, Reparation for Pure Economic Loss: An Historical Perspective of Scots Law in the Seventeenth and Eighteenth Centuries, in: The Journal of Legal History 8 (1987), pp.3-17.

Sui "Cable-Cases" qui discussi, si vedano: P. Gallo, L’elemento oggettivo, cit., pp.224 ss.; nella letteratura tedesca da ultimo W. Boecken, Deliktsrechtlicher Eigentumsschutz gegen reine Nutzungsbeeinträchtigungen (Schriften zum Bürgerlichen Recht 181), Berlin 1995; su di esso si vedano le recensioni di D. Medicus, in: Juristenzeitung 1997, pp.403 ss. e di W. Grunsky, in: Archiv für civilistische Praxis 196 (1996), pp.611 ss. I "Cable-Cases" hanno avuto un’ampia trattazione anche nella letteratura tedesca; si veda A. Hilgenfeldt, Der Ersatz von Vermögensschäden bei der Unterbrechung von Versorgungsleitungen. Eine rechtsvergleichende Untersuchung zum deutschen, englischen und anglo-amerikanischen Recht, 1980; J. Taupitz, Haftung für Energieleiterstörungen durch Dritte, Berlin 1982, in part. pp.118 ss.; W. Plum, Zur Abgrenzung des Eigentums- vom Vermögensschaden, in: Archiv für die civilistische Praxis 181 (1981), pp.68 ss.; W. Zeuner, Störungen des Verhältnisses zwischen Sache und Umwelt als Eigentumsverletzung, in: Festschrift für Werner Flume, I, 1978, pp.775 ss., in part. pp.784 ss.; G. Hager, Haftung bei Störung der Energiezufuhr, in: Juristenzeitung, 1979, pp.53 ss., in part. pp.56 ss.; W. Marschall von Bieberstein, Schadenersatz für Gewinnentgang bei Eigentumsverletzung, in: Festschrift für Ernst v. Caemmerer, Tübingen 1979, pp.411-434; lo stesso, Reflexschäden, cit., in part. pp.180-184 e pp.292-293; fondamentale ancora E. v. Caemmerer, Wandlungen des Deliktsrechts, in: E. v. Caemmerer, Gesammelte Schriften, vol.3, Rechtsvergleichung und Schuldrecht, Tübingen 1968, in part. pp.472-473; in lingua italiana sulla giurisprudenza tedesca - con qualche malinteso, tuttavia - si veda P. Gallo, L’elemento oggettivo, cit., pp.271-272.

Nelle letteratura svizzera ed austriaca si veda E.A. Kramer, "Reine Vermögensschäden" als Folge von Stromkabelbeschädigungen, in: Recht. Zeit. für jur. Ausbildung und Praxis, 1984, quaderno IV, pp.128 ss.; lo stesso, Schutzgesetze und adäquate Kausalität, in: Juristenzeitung 1979, pp.339 ss., in part. pp.344 ss.; A. Bürge, Die Kabelbruchfälle. Eine rechtsvergleichende Untersuchung zum schweizerischen, österreichischen und deutschen Haftpflichtrecht, in: Juristische Blätter 1981, pp.58-72; W. Posch, Der ungeschützte Strombezieher als Fall des "mittelbaren Schadens" in der Rechtsprechung des OGH, in: Juristische Blätter 1973, pp.564-568.



F u ß n o t e

1 Opere giá pubblicate e orientate nella stessa direzione, confermano la correttezza e l’attualitá di questa strategia didattica. Vedasi per ultimi: I. Schwenzer/M. Müller-Chen, Rechtsvergleichung. Fälle und Materialien, Tübingen 1996 (sul libro si veda D. Einsele, Rabels Zeit. 62 (1998), pp.521-523); W. van Gerven/J. Lever/P. Larouche/Chr. v. Bar/G. Viney, C Opere giá pubblicate e orientate nella stessa direzione, confermano la correttezza e l’attualitá di questa strategia didattica. Vedasi per ultimi: I. Schwenzer/M. Müller-Chen, Rechtsvergleichung. Fälle und Materialien, Tübingen 1996 (sul libro si veda D. Einsele, Rabels Zeit. 62 (1998), pp.521-523); W. van Gerven/J. Lever/P. Larouche/Chr. v. Bar/G. Viney, Cases Materials and Text on National, Supranational and International Tort Law. ases Materials and Text on National, Supranational and International Tort Law.


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